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Il viale alberato lungo il perimetro del Giardino Bellini.

Itinerari

Due giorni a Catania, a piedi

Il centro di Catania si attraversa in venti minuti. È il motivo per cui conviene camminarlo lentamente, e in due giorni invece che in uno.

3 min di lettura

Tutte le uscite

Catania si racconta come una città di pietra nera, e lo è. Ma la pietra nera è basalto, e il basalto tiene il calore: chi arriva d'estate e prova a fare tutto il primo giorno se ne accorge verso mezzogiorno, in via Etnea, quando la strada comincia a restituire il sole che ha preso.

Questo itinerario nasce da una cosa sola: il centro di Catania è piccolo. Dal Giardino Bellini alla Pescheria si cammina in venti minuti. Il tempo che serve non è quello degli spostamenti — è quello delle soste.

Il primo giorno: dall'alto, poi in discesa

Si comincia dal Giardino Bellini, che i catanesi chiamano 'a Villa. Entrare dal cancello di via Etnea e salire subito: dai due terrazzamenti in cima si vede l'Etna sopra i tetti, e a quell'ora la città è ancora quieta. È anche il modo più onesto di capire la geografia di Catania in cinque minuti, prima di scenderci dentro.

Da lì via Etnea si prende in discesa. È la strada che tutti percorrono, ed è giusto percorrerla, ma il consiglio è di uscirne spesso: le vie laterali — via Gemmellaro, via Sant'Euplio, i cortili verso via Crociferi — sono dove la città smette di mettersi in posa.

Il cancello monumentale del Giardino Bellini su via Etnea.
Il cancello di via Etnea, l'ingresso alto della Villa.

Via Crociferi merita la deviazione: duecento metri, quattro chiese barocche, e un silenzio che in centro non si trova altrove. Sotto l'arco di San Benedetto la leggenda vuole che si trattenga il fiato. Nessuno lo fa, ma tutti rallentano.

Si finisce in piazza Duomo, con la fontana dell'Elefante — u Liotru, il vero simbolo della città — e poi subito dietro, alla Pescheria. Il mercato del pesce chiude a metà mattina: se ci si arriva alle tredici si trova la piazza lavata e le tavole apparecchiate, che è un'altra cosa bella, ma non è il mercato.

Se c'è un momento in cui Catania è esattamente sé stessa, è la Pescheria alle nove del mattino, con l'acqua per terra e le voci che rimbalzano sui muri.

Il pomeriggio, all'ora peggiore, si sta al chiuso: il Monastero dei Benedettini è il secondo complesso benedettino d'Europa per dimensioni e oggi è l'università. Le visite guidate le fanno gli studenti, ed è la ragione per cui vale la pena farle.

Il secondo giorno: i quartieri, non i monumenti

Il primo giorno è quello della cartolina. Il secondo è quello che si ricorda.

  • San Berillo, dove i muri sono dipinti e il quartiere si sta riscrivendo da solo. Da percorrere di giorno, con calma.
  • Il Teatro Massimo Bellini e le sue strade attorno, per l'aperitivo.
  • Il Teatro Romano, incastrato fra i palazzi di via Vittorio Emanuele: si entra da una porta stretta e ci si ritrova dentro una cavea.
  • La Playa o, in alternativa, il treno per Acireale: mezz'ora, e c'è la Timpa a picco sul mare.

L'ultima sera, se il tempo lo consente, si torna in alto — su un terrazzo, su una scalinata, ovunque si veda la montagna. L'Etna al tramonto cambia colore tre volte in venti minuti, e nessuna fotografia lo restituisce.

Note pratiche

Le distanze sono brevi ma le pietre sono sconnesse: servono scarpe vere. L'autobus per l'aeroporto (Alibus) passa da via Etnea ogni venti minuti e ci mette un quarto d'ora. Il parcheggio in centro è un problema serio: se si arriva in auto, meglio una struttura che dica dove metterla prima di partire.

E una cosa che scopre chi resta due giorni invece di uno: a Catania si mangia meglio a pranzo che a cena, e si spende la metà.